Dal 1 all’8 agosto torna a Roma il workshop internazionale “L’Humor Bizzarro”

Il Teatro della Memoria

Direzione artistica: Claudia Celi e Andrea Toschi
presenta

L’Humor Bizzarro

intarsi di musica e danza antica

corsi, concerti e laboratori
XI edizione – Roma 1 – 8 agosto 2012
sede dei corsi: Scuola Popolare di Musica di Testaccio

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Dedicato a L’Aquila

A Collemaggio ”Leo et Aquila”

La Basilica di Collemaggio al centro del Parco del Sole – uno dei poli del piano di ricostruzione della città dopo le distruzioni operate dal sisma del 6 aprile 2009 – ospiterà il prossimo 17 marzo alle ore 20,00 (ingresso libero) la prima esecuzione dell’azione scenica in tre quadri  Leo et Aquila. Il progetto la cui idea è maturata durante un soggiorno a Venezia del M° Cosmo Intini – musicista e compositore che vive a L’Aquila – si propone quale contribuito alla rinascita del territorio aquilano dopo il sisma e al tempo stesso come veicolo per un auspicabile “gemellaggio culturale” tra le due città Venezia e L’Aquila. Lo spunto di partenza viene fornito dai rispettivi emblemi dei due municipi: il leone e l’aquila. Questa l’allegoria dell’azione scenica nelle parole del M° Intini:

Tre chiavi di lettura si presentano sovrapponibili. Accanto a quella letterale se ne può trarre una più metaforica secondo cui il serpente, animale tellurico ed infido, ben raffigura l’evento sismico che ha scosso la città di L’Aquila. Inoltre, ed in maniera più precipuamente simbolica, tanto il leone quanto l’aquila si configurano quali simboli della regalità cristica rispettivamente nell’aspetto terreno e celeste; per la qual cosa si coglie in filigrana un ulteriore e più profondo messaggio di carattere più dichiaratamente spirituale. Si pone a suggello di tutto ciò la presenza nell’azione scenica anche di un quarto personaggio: una donna posta a rappresentare l’umanità nel suo complesso.

Il cast vede accanto a Cosmo Intini ( ideazione, musica, riduzione del testo in latino, regia) Loredana Errico (coreografia), Raúl Rodríguez (scenografia e costumi), Paolo Tagliapietra (direzione del coro), Federico Di Maio e Massimo Carrano (percussioni) e Luca Serani e Rossella Teramano (voci recitanti).

Contatti: tel. 0862 317858 – 348 6606761; e-mail info@unovideo.tv
Programma completo: leo et aquila

From August 1st to 8th the Early music & dance international workshop “L’Humor Bizzarro” returns to Rome

Il Teatro della Memoria

Artistic direction: Claudia Celi e Andrea Toschi
presents

L’Humor Bizzarro

intarsi di musica e danza antica

courses, concerts and workshops
11th edition – Rome (Italy) August 1st – 8th, 2012
Location: Scuola Popolare di Musica di Testaccio

16th and 17th Century Court Dances: Claudia Celi
18th Century European Countrydances: Ilaria Sainato
19th Century Social Dances: Paolo Di Segni
Baroque Oboe: Angela Paletta
Harpsichord: Antonella Moles
Recorder: Marco Rosa Salva
Percussion and Rhythmic Sensibilization: Ninad Massimo Carrano
Renaissance and Baroque Harp: Marina Bonetti
Renaissance and Baroque Singing: Angela Bucci
Renaissance Lute and Baroque Guitar: Federico Marincola
Theatre workshop: Lorenzo Pasquali
Ensemble Music workshop

info: phone & fax  (+39) 06-33267447 – mobile (+39) 328-3645555
e-mail: info@teatrodellamemoria.org

Programs and curricula will be soon available on this blog.

The Étoile of the two Worlds: Marietta Baderna

The Risorgimento in ballet – Episodes between chronicle and legend from the world of the dance – 6th instalment

One of Blasis’ Pleiades from La Scala to the Tropics.

Another great star of the Italian romantic ballet, Marietta Baderna, was personally involved in the Risorgimento. The daughter of a staunch Republican, a favorite pupil of Carlo Blasis, she was in Trieste at the outbreak of the revolution of 1848 that she joined with enthusiasm.

After the return of the Austrians she was forced to leave Italy with her father and embarked for Brazil. Even there, however, Marietta found means to express her longing for freedom, daring to bring on stage – in a country that wished to resemble the European world and to suppress the culture of indigenous peoples – the dances of the blacks: the lundum, the fado, the Bahia, considered licentious and therefore subversive by the whites.

The Lundum - engraving by Johann Moritz Rugendas

Her very name gave rise to the term Badernão, synonymous with disorder and transgression. Because of this spirit of rebellion Marietta Baderna is compared to the figure of Giuseppe Garibaldi, the Hero of the two Worlds, since both fought – albeit in different forms – in Europe as well as in South America in the name of dignity and freedom of nations and individuals.

Anyone wishing to study this  unusual episode of nineteenth-century dance can read the book by Silverio Corvisieri, Badernão: la ballerina dei due mondi (Roma, Odradek, 1998).

La Memoria sghemba

di Paolo Zagari

In questa rubrica si tratterà di cinema, letteratura, arte, danza, gastronomia e di tutto ciò che a un certo punto, sospinto dalla razionalità del caso, affiora nella memoria o misteriosamente in essa perdura.

Udite! Udite! O rustici!

Giuseppe Taddei - cavatina di Dulcamara da L’Elisir d’amore

E’ inutile negarlo. Il profano di media cultura, sufficientemente spocchioso da ritenere la televisione il cibo delle stalle, i social network l’oppio del popolo, i telefonini nevrosi di massa, l’happy hour ritualistica d’accatto, sogna di distinguersi dalla tristezza dell’immaginario collettivo diventando un appassionato di opera. Il problema è che spesso non la capisce e rimane sopraffatto dagli allestimenti fastosi, dalla partecipazione quasi religiosa dei melomani, dai tempi morti, dalle trame tortuose, dal recitar cantando. Si intuisce il bello ma non si arriva a coglierlo.

Servirebbe un esperto, qualcuno che ci guidi senza farcelo pesare, per potere finalmente lasciarsi sprofondare nell’oblio lirico.

Tito Schipa – aria di Nemorino “Una furtiva lagrima” da L’Elisir d’amore

E’ quello che Tito Schipa Jr propone col suo allestimento essenziale e multimediale dell’opera di Donizetti L’ Elisir d’amore (libretto di Felice Romani) in scena alTeatro Dei Satiri in Roma. Una breve ma efficace introduzione, un computer collegato a un grande schermo dove scorrono i bozzetti (disegnati da Luigi Stefano Cannelli) e la descrizione delle scene (l’ambientazione nel barocco del Salento fine settecento) insieme alle parole del libretto. I quattro cantanti, vestiti da sera, interpretano l’opera alzandosi dalla sedia quando è il loro turno, accompagnati al pianoforte. L’insieme, che così descritto potrebbe sembrare freddo e didascalico, è al contrario pieno di vita, armonioso, suggestivo e divertente. Un vero incanto.

Nel finale poi al posto dei bis, la sorpresa o, come volgarmente si dice oggi, la chicca. Una registrazione del Nemorino di Tito Schipa (a detta di tutti i critici, uno dei migliori Nemorini di sempre) interagisce in una scena dell’opera con i cantanti presenti sul palco. Un esperimento riuscito, a suo modo unico, godibilissimo, intelligente. Per questo, forse, il teatro era mezzo vuoto.

Ci vorrebbe Dulcamara.

Paolo Rumetz – aria finale di Dulcamara “Ei corregge ogni difetto”

Il Barocco dell’Amazzonia

La rubrica di Giovanna Natalini presenta un CD di musiche tratte dagli spartiti conservati nelle missioni dei Gesuiti in Bolivia

Mi è capitato tra le mani un cd che riporta nel titolo la definizione di barocco dell’Amazzonia, e la cosa mi ha incuriosito.

La definizione sembra un controsenso in termini, almeno nei termini che abbiamo sviluppato con le poche nozioni nei file della nostra mente. Il barocco lo associamo proprio all’Europa, in particolare a quella a cavallo tra Cinquecento e Seicento dove imperversava la Controriforma e il gusto per lo stravagante e il bizzarro. Ma l’Amazzonia è lontana, soprattutto per quell’epoca, diciamo che in Europa solo pochi decenni prima si erano accorti che esistesse.  Quello riportato nel cd è il frutto di un lavoro di chi ha cercato di viaggiare nel tempo e nello spazio, nella geografia e nella storia, con il veicolo della pratica musicale.

Storicamente si può descrivere l’accaduto con pochi dati: alcuni Gesuiti andarono in Amazzonia, in particolare in Bolivia, a portare con la loro opera missionaria la parola di Gesù. Così entrarono in contatto con le tribù indigene. Il contatto tra Gesuiti e indigeni fu abbastanza particolare, una sorta di adattamento reciproco. I Gesuiti avevano portato le loro musiche europee e gli indigeni le conobbero e iniziarono a eseguirle a loro modo, un modo che era abbastanza diverso da quello oltre oceano.

Questo rapporto particolare era forse dovuto dalla volontà dei Gesuiti di aprirsi ai locali rispettando, per interessi strategici, il loro modo di essere o forse dalla forte personalità degli indigeni che cercarono di rimodellare le innovazioni importate dall’Europa per incorporarle nella loro realtà e nelle loro tradizioni.

Comunque fosse, nel 1767 il Re di Spagna, con un ordine, mise fuori gioco i Gesuiti e questa tipologia di missioni venne stroncata. Ma questo non stroncò la nuova tradizione che nel frattempo aveva preso vita.

Le popolazioni locali hanno mantenuto fino ad oggi una tradizione orale di quelle musiche che, come tutte le tradizioni orali, nei decenni è cambiata. Gli spartiti originali di quell’epoca li hanno ancora oggi, ma li tengono più come reliquie, invece di utilizzarle come supporto per l’esecuzione. Infatti, spesso non li sanno neanche leggere. L’Ensemble Moxos ha cercato di tornare alla fonte, recuperando quegli spartiti, copiandoli e ridandogli vita.

Fin qui la storia.

Ma è una storia che si presta a una riflessione importante: la musica cosa è? È l’insieme dei segni grafici della notazione oppure la vibrazione prodotta da un esecutore per un ascoltatore?

La partitura dei Gesuiti era la Musica? L’interpretazione degli indigeni dell’epoca era meno giusta? Ma giusta rispetto a cosa? La tradizione orale attuale lo è ancora meno? Riprendere quei manoscritti, riprovare a suonarli adesso è più vicino a quello che suonavano i Gesuiti all’epoca? Ne siamo proprio sicuri? Gli indigeni la interpretavano attraverso gli occhiali della loro cultura, ma anche noi oggi non possiamo che interpretarla attraverso gli occhiali della nostra che pure ormai è distante dalla Controriforma e dal barocco in genere. L’oggetto sonoro è impalpabile, impermanente, legato strettamente a chi lo costruisce nel momento in cui lo costruisce (l’esecutore) e a chi lo fruisce nel momento in cui lo fruisce (l’ascoltatore).

Certo, suonare una partitura con la coscienza che è scritta in un’altra epoca è molto diverso da un’improvvisazione, si tende a cercare di uscire dalla propria personalità e entrare in un’altra. E questo lavoro si sente.  Insomma non so se nel cd ci sia davvero il barocco dell’Amazzonia, e forse non è neanche importante, c’è una bella esperienza di oggi, di un gruppo di valenti musicisti. È la Scuola di musica di San Ignacio de Moxos, una scuola che non vuole ricalcare quelle del periodo gesuita. Soprattutto non obbliga nessuno a diventare cattolico, ma promuove la creatività dei singoli guidandoli ad una conoscenza più profonda delle proprie radici e tenendole in vita.

E non è poco.

Chants et danses baroques de l’Amazonie
Ensemble Moxos (Bolivia) diretto da Raquel Maldonado
Etichetta K617

http://store.harmoniamundi.com/chants-et-danses-baroques-de-land-039-amazonie.html

Concerto Italiano auditions in order to select Baroque violinists

Here is the information sent us by Maestro Rinaldo Alessandrini about the audition:

The audition will be held on March 20th 2012 at Scuola Arvalia (Via Greve, 63 –  Roma, Italy). You can reach the school by urban train;  the stop Villa Bonelli is at 5 minutes walking distance. Google Maps may be helpful.
The schedule will be from 3.00 to 9.00 PM. Each participant will receive by mail an individual schedule.
Performance shall be with historical mounting, tuning at 415 Hz.
Candidates shall perform two movements (one slow and one fast) from a sonata with continuo of their choice. Bring a copy of the chosen excerpts.
A first-sight reading test of an orchestral piece will also be required.

In order to be invited to the audition send an e-mail to: rinaldo.alessandrini@tiscali.it

Concerto Italiano bandisce un’audizione per violini barocchi

Ecco le informazioni sullo svolgimento dell’audizione inviateci dal M° Rinaldo Alessandrini

La audizioni si terranno il 20 marzo 2012 presso la Scuola Arvalia (Via Greve, 63 – 00146 Roma). La scuola è raggiungibile con il trenino urbano scendendo alla fermata Villa Bonelli; dopo essere usciti dalla stazione di Villa Bonelli sono 5 minuti a piedi: Google Maps può essere d’aiuto.
L’orario generale delle audizioni è dalle 15.00 alle 21.00. Vi verrà confermato un orario individuale.
L’esecuzione sarà in assetto antico, diapason 415 Hz.
Si richiede l’esecuzione di due movimenti di una sonata con continuo, uno lento e uno veloce, a piacere del candidato. Si prega allo scopo di portare una copia del movimento scelto.
Sarà inoltre richiesta una prova di lettura a prima vista di un passo orchestrale.

Per essere invitati all’audizione occorre spedire una e-mail a: rinaldo.alessandrini@tiscali.it

Guarda la nuova pagina “Audizioni”

La pagina Audizioni è stata ampliata con l’aggiunta delle orchestre degli altri paesi dell’Unione Europea.

Auditions page has been enlarged with the addition of the orchestras of other European Union countries

clicca sull'immagine per andare alla pagina

link: http://ilteatrodellamemoria.wordpress.com/audizioni-nelle-orchestre-e-teatri-dellunione-europea

L’Étoile dei due mondi: Marietta Baderna

Il Risorgimento in ballo – Episodi tra cronaca e leggenda dal mondo della danza – 6a puntata

Una Pleiade di Blasis dalla Scala  ai Tropici.

Un’altra grande stella italiana del balletto romantico coinvolta personalmente nei moti risorgimentali fu Marietta Baderna. Figlia di un convinto repubblicano, allieva prediletta di Carlo Blasis, si trovava a Trieste quando scoppiò la rivoluzione del 1848 a cui aderì con entusiasmo.

Dopo il ritorno degli Austriaci fu costretta ad abbandonare l’Italia assieme al padre e si imbarcò per il Brasile. Anche qui però trovò modo di manifestare il suo anelito alla libertà osando portare sui palcoscenici, in un paese che cercava di assomigliare al mondo europeo e di rimuovere le realtà indigene, le danze tipiche dei neri: il lundum, il fado, il baiano, considerate dai bianchi licenziose e quindi sovversive.

Il Lundum - incisione di Johann Moritz Rugendas

Il suo stesso nome darà origine al termine Badernão, sinonimo di disordine e trasgressione.  Per questo spirito di ribellione Marietta Baderna viene avvicinata alla figura di Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei due mondi, perché come lui combatté – seppure in forme diverse – sia in Europa che nell’America del Sud in nome della dignità e della libertà dei popoli e degli individui.
Chi volesse approfondire questo aspetto così inconsueto nel mondo della danza ottocentesca può leggere il libro di Silverio Corvisieri, Badernão : la ballerina dei due mondi (Roma, Odradek, 1998).

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